Vanni Teodorani, fondatore della Federazione Nazionale Combattenti della R.S.I.

“BISOGNA PORTARE AI VIVI CHE SONO MORTI LA FIACCOLE DEI MORTI CHE SONO VIVI”

mercoledì 21 settembre 2016

                               VANNI TEODORANI
                                 ( a cura di Anna Teodorani)


Vanni Teodorani (1916-1964) ha trascorso intensamente i 47 anni della sua breve vita vivendoli tutti all'insegna della velocità, quasi presentisse di dover fare tutto in poco tempo. Marito di Rosina Mussolini, figlia di Arnaldo, l'amatissimo e mai dimenticato fratello del Duce, giornalista, direttore del Corriere Eritreo di Asmara e Cronaca Prealpina di Varese, ha potuto vivere i dieci anni precedenti al crollo del 1945 trovandosi al centro di ogni avvenimento come testimone e spesso, specie nelle fasi più tragiche, come attore.

Dopo l'8 settembre ha ricoperto, nella Repubblica Sociale Italiana , l'ufficio di capo della Segreteria Militare del Capo dello Stato, dando valido contributo alla ricostruzione delle Forze Armate. Sottocapo di S.M. della Divisione San Marco nei laeger di addestramento e al fronte, ufficiale superiore addetto al Raggruppamento Mobile B.N. Come capo della Segreteria Militare così lo ricorda il noto sindacalista fascista Francesco Grossi: "Ci conoscemmo e colloquiammo spesso dei giorni e degli avvenimenti, nonché previsioni, corruschi che vivevamo, nei quali vendevamo fiducia più di quanta ne avessimo in proprio. Mi accadeva talvolta di avere da Vanni la prova della concretezza di mie intuizioni sulle prospettive future delle sorti finali della RSI. Vanni era di casa a Villa Feltrinelli, quindi informato….non loquace però…… anzi riservato. Da questa vigilata riservatezza traevo convincimento alle mie apprensioni".

In quegli anni come in precedenza Teodorani svolse molte missioni per il Duce, entrandone in devota dimestichezza. Mussolini lo adoperò in missioni di fiducia in Italia e all'estero, nelle Forze Armate, nelle organizzazioni universitarie e in quelle di Partito. In questa attività ebbe lunghi e frequenti contatti con il suo Capo e congiunto servendolo sempre con assoluta sincerità e leale disinteresse al punto tale da provocare su di sé assai spesso il risentimento di personaggi autorevoli dello Stato, del Governo e del Partito.

Al seguito del Duce venne catturato dai rossi il giorno 27 aprile 1945 a pochi chilometri da Musso (Como) mentre stava per raggiungere la colonna in sosta latore dell'estrema possibilità di salvezza da lui negoziata con l'agente Salvatore Guastoni del Consolato americano a Berna e con il comandante della Regia Marina Giovanni Dessy, incaricato del SIM per l'Alta Italia. La trattativa, alla quale aderisce anche il colonnello barone Sardagna rappresentante di Cadorna, prevede la costituzione di una zona neutra in valle d'Intelvi dove i fascisti avrebbero atteso gli Alleati per la resa militare. Teodorani cerca quindi di raggiungere il Duce per esporgli la situazione e sentire la sua volontà, ma la colonna, alla quale si sono uniti anche Romualdi e Colombo della "Muti", viene fermata da una brigata partigiana. Nonostante le dichiarazioni di Dessy e il lasciapassare dell'agente americano, i partigiani li mettono tutti al muro. Nelle confuse trattative di quei momenti, spesso affidate al caso, Teodorani, messo tre volte al muro e sottoposto ad ogni sorta di angherie riesce a salvarsi la vita ed a rientrare a Como. Un ex voto nella Basilica della Madonna del Monte a Cesena ricorda questo "miracolo". (E' degno di nota il fatto che la riproduzione di questo ex voto appare nei volumi curati dalle banche locali e su tutti i depliant turistici di quella rossa città!).

Dopo l'aprile '45 rimasto latitante per circa un anno partecipa attivamente ai movimenti clandestini anticomunisti del 1945-46, convinto di essere sì un superstite ma non un rassegnato. Rifiutandosi di considerare il fascismo, specie della RSI, come una storia negativa della Nazione da dimenticare e che ai superstiti rimanesse solo il dovere di recitare il mea culpa perché causa della tragedia nazionale in corso, rappezzata dalla "liberazione" grondante sangue fratricida. Arrestato a Roma e tradotto a Regina Coeli veniva liberato a seguito amnistia. Dava vita alla Federazione Nazionale Combattenti Repubblicani, al Comitato RSI per il quale veniva processato, condannato e assolto in appello. Militava in tutti gli organismi pronti a battersi per la rinascita della Patria e per la pacificazione degli italiani. Furono anni dedicati alla battaglia durissima per mantenere vivi gli ideali per i quali nei 600 giorni di passione della RSI aveva donato i migliori anni di vita tanta parte della gioventù italiana. "Vanni (sono parole di Vittorio Mussolini) riuscì a trovare la forza per sopportare il crollo del nostro ideale , non credette che fosse finito con il 28 aprile, che l'odio dei nemici potesse durare tanto a lungo, che gli italiani non potessero ritrovarsi di nuovo in pace a lavorare per il bene comune. Sopportò il terrore morale e fisico. Sofferse, lottò, gridò alto la sua fede, la sua speranza che l'incubo sarebbe stato breve, il disastro riparato, il valore riconosciuto, i caduti rispettati da ambo le parti, la pace tornata fra gli italiani, ma il buio durò anni, l'odio fu trasmesso alle generazioni che non avevano conosciuto la guerra e dura ancora più per ignoranza che per cattiva memoria".

Primo Siena in un articolo apparso sulla rivista Tradizione ricorda il clamore che suscitò la fondazione della Federazione Nazionale Combattenti Repubblicani quando si scoprì che i combattenti repubblicani raccolti sotto l'insegna dell'aquila romana ad ali aperte erano quelli della RSI e non quelli del bando repubblicano della guerra civile di Spagna e che il promotore dell'iniziativa era Vanni Teodorani, nipote del Duce, ecc. ecc.

Direttore del settimanale Asso di Bastoni pubblicò nel 1954 la prima grande inchiesta sui misteri ancora irrisolti della morte di Mussolini e diede vita, sempre su Asso, alla campagna per dare sepoltura cristiana alla salma di Mussolini, campagna alla quale aderirono numerosissime personalità della politica, dell'arte e dello spettacolo. Naturalmente questa campagne fruttarono al giornale 53 sequestri, 103 denunce e querele, 89 processi.












Negli ultimi anni di vita Vanni Teodorani coltivò anche la poesia e dalla raccolta "Oh Signor tu sia lodato" sono estratte questi versi:
GARDA
Limoni
sotto le bombe,
sole
nella nebbia
fradicia.
Tedeschi
e comunisti,
con la prora
interrata.
Due occhi
fondi come il mare,
cercano
nel lago,
un porto
impossibile.

FUCILAZIONE
Sul lago madido
mi coprirono di sputi.
Tute blu,
cravatte rosse,
mitraglie sovietiche,
pallottole USA.
False madri
bestemmiavano
figli non nati.
Liberali
battevano le mani.
Per tre volte
il muro mi respinse,
risparmiandosi
una morte inutile
di più.
L'Italia
era defunta
da cinque minuti.

SEVIZIATO
Mi hanno
seviziato
e percosso.
Imprigionato
e spogliato.
Calunniato
e rinnegato.
Ma nessuna
sevizia
più tragica


PROCESSO
La primavera
chiama
a gioia
feconda.
Giudici
immemori
preferiscono
condannarmi,
per
la centesima

01-09-1957 ore 21. Predappio-Cimitero di San Cassiano. Tumulazione della Salma di Benito Mussolini.
Da sinistra i famigliari Vanni Teodorani, Rosetta Teodorani, Edda Mussolini, Marzio Ciano, donna Rachele, Dindina Ciano, Romano Moschi, Romano Mussolini, Fabrizio Ciano.
La guardia : Mirko Tremaglia, Romano Zatelli, Alberto Resmini, Giancarlo Zonchi, Giorgio Pisanò


Vanni Teodorani legge un discorso durante la messa in suffragio di Mussolini, sulla destra ci sono il figlio di Teodorani, Michelini e Ezio Maria Gray

27 Aprile 1963 : Vanni Teodorani, l'onorevole Michelini e un'altra persona e il figlio di Teodorani con un urna in mano, duranate la messa in suffragio di Mussolini 
nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva

UN PENSIERO SU CARLO ALBERTO BIGGINI
 DI VANNI TEODORANI, DAL SUO DIARIO 1945/46


....CIRCOLANO INCERTE NOTIZIE SULLA MORTE DI BIGGINI. PARE CHE SIA DIFFICILE STABILIRE LA VERITÀ GIACCHÈ IL POVERO CARLO ALBERTO, ULTIMO MINISTRO DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE DELLA REPUBBLICA, È STATO COSTRETTO A MORIRE IN STRETTISSIMO INCOGNITO PER EVITARE DI ESSERE SOTTOPOSTO AD ANGHERIE MAGARI DURANTE L'AGONIA.

NESSUNO PUÒ ESSERE INCOLPATO DI FAZIOSITÀ PARLANDONE BENE, ANCHE COME UOMO DI CARATTERE, DOPO L'8 SETTEMBRE, PUR DICENDOSI PIÙ CHE MAI AFFEZIONATO A MUSSOLINI, NON SI TRATTENNE DA ESPORRE ESPLICITE RISERVE DI SAPORE MONARCHICO E NON LE RITIRÒ ALTRO CHE DOPO UN LUNGO E PER LUI ESAURIENTE COLLOQUIO CON IL DUCE. 

NEI MOMENTI PIÙ TORBIDI PERMANEVA IN LUI UN IDEALISMO COSÌ ALTO, RARO IN UN UOMO POLITICO. UNA VOLTA PORTÒ AL DUCE L'ULTIMA LETTERA DI UN GIOVANE DI TORINO IN PERFETTA BUONA FEDE CHE ERA STATO FUCILATO DAI TEDESCHI E LEGGENDOLA GLI VENIVANO LE LACRIME AGLI OCCHI E RIPETEVA "QUESTI SENTIMENTI, QUESTE COSE, GLIELI ABBIAMO INSEGNATI NOI, QUESTA GENTE NON SI DEVE PERDERE: SONO COME NOI: SE SE NE ANDASSERO TUTTI CI CAPIREMMO SUBITO". FORSE AVEVA RAGIONE E FORSE ERA GIÀ TROPPO TARDI.

UN'ALTRA VOLTA ERAVAMO NELLO STUDIO DI GATTI ALLORA SEGRETARIO PARTICOLARE DEL DUCE, E TUTTI E TRE PARLAVAMO DELLE SOLITE STORIE QUANDO BIGGINI SI ACCORSE CHE SUL MURO DIETRO LA SCRIVANIA DELL'OTTIMO GATTI V'ERANO DELLA FOTOGRAFIE DELL'INCONTRO DI FELTRE.

A QUELL'EPOCA GATTI ERA FEDERALE DI TREVISO, COME TALE FUNGEVA DA ANFITRIONE. IN UNA SOPRATTUTTO LA FURIA DI HITLER ERA CHIARISSIMA.

BIGGINI, CHE ERA UNA DELLE TRE O QUATTRO PERSONE AL CORRENTE DI COSA VERAMENTE SAREBBE DOVUTO SUCCEDERE A FELTRE SE I TEDESCHI NON SI FOSSERO INCAPONITI A VOLER PERDERE LA GUERRA A TUTTI I COSTI, SENTI RINFOCOLARSI L'ANTICO RIMPIANTO E STENDENDO IL PUGNO CONTRO LA FACCIA DEL FUHRER COMINCIÒ SIA PUR CAMERATESCAMENTE A GRATIFICARLO DEI PEGGIORI INSULTI DICENDOGLI FRA L'ALTRO: " MALEDETTO TESTONE, SE DAVI RETTA A MUSSOLINI TUTTO ERASISTEMATO, NON C'ERA NÉ 25 LUGLIO, NÉ NIENTE E NON CI RIDUCEVI COSÌ" E AVANTI DI QUESTO PASSO RIDUCENDO SEMPRE PIÙ I RAGIONAMENTI E MOLTIPLICANDO GLI INSULTI. SENZA VOLGARITÀ NÉ MANCANZA DI RIGUARDO, MA PIUTTOSTO CON LO STESSO CRITERIO CON CUI CERTI FETICISTI METTONO IN CASTIGO I LORO IDOLI QUANDO NON RIGANO DIRITTI A FAR GRAZIE. NOIALTRI IN PRINCIPIO RIDEVAMO POI CI ACCORGEMMO CHE LA COSA ERA QUANTO MAI SERIA E MENTRE BIGGINI CONTINUAVA LE SUE CONTUMELIE, IL NOSTRO SILENZIO DIVENNE A POCO A POCO SATURO DI CONSENSO. MA ANCHE QUESTA VOLTA ERA TROPPO TARDI.

UNA SERA INCONTRAI BIGGINI IN UN ALBERGO DI MILANO. CI UNIVA UNA SINCERA AMICIZIA FRUTTO PROBABILE DI MOLTE COMUNI VEDUTE.

ERA TUTTO SOLLEVATO PERCHÉ APPROFITTANDO DI UN ANTICIPATO ARRIVO ERA STATO A VEDER "LA VEDOVA ALLEGRA" E LE ANTICHE MELODIE VIENNESI LO AVEVANO RIPORTATO IN UN MONDO MIGLIORE CUI OGNI TANTO ERA RIPOSANTE TORNARE, ANCHE SE LE REVOLVERATE DI SARAJEVO HANNO PER SEMPRE INTERROTTO LO SPENSIERATO VALZER.SEMBRA CHE SIA MORTO DI CANCRO. COSÌ ANCHE LUI CHE LA VIOLENZA AVEVA RISPARMIATO OGGI RAGGIUNTO IL SUO CAPO CHE L'AVEVA PARTICOLARMENTE CARO E CHE SI INTRATTENEVA LUNGAMENTE CON LUI DI TUTTO E SU TUTTO PER LUNGHE ORE COME UN PREFERITO DISCEPOLO.

FORSE IL MUSSOLINI DEGLI ULTIMI TEMPI SI FIDAVA E CONFIDAVA CON LUI COME CON NESSUN ALTRO. AVRANNO RIPRESO NELLE STERMINATE PRATERIE LA CONVERSAZIONE TRONCATA..